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Prima di parlare di Fable II è lecito, anzi quasi obbligatorio, fare un tuffo nel passato per chi non avesse mai giocato al primo capitolo della saga. Un certo Peter Moulinex, e se non lo conoscete non avete bazzicato molto il mondo video ludico degli ultimi anni, annunciò e sviluppò un titolo dalle molte ambizioni e promesse. Fable uscì, preceduto da un hype grandioso, e fu un ottimo titolo RPG-Action, il migliore per molti. Ma le promesse, ahimè, non vennero mantenute. Con un l’avvento della next-generation e di un hardware dego di nota, Moulinex e la Lionhead Studio potevano dare sfogo alla propria fantasia e ambizioni, sforzandosi questa volta di mantenere tutte le promesse fatte ai giocatori. Ci sono riusciti?
La vita di un Eroe
La prima unica scelta iniziale appena avviato il gioco per la creazione del personaggio sarà semplicemente il sesso. Sì perché in Fable II la creazione del personaggio avverrà pian piano, mentre gli anni passano il nostro aspetto muta a seconda delle nostre scelte morali e delle abilità sviluppate. E così anche il mondo intorno a noi, muterà ed evolverà sotto il peso delle nostre scelte, non sempre così facili da prendere. Terra delle nostre avventure sarà ancora una volta Albion, ma bel 400 anni dopo il precedente capitolo; quasi mezzo secolo di differenza è tanto e infatti ci troviamo di fronte a un’ambientazione di epoca pre-industriale, con sobborghi sovraffollati, vestiti moderni e rudimentali armi da fuoco.
Altra grande differenza rispetto al primo è l’introduzione del migliore amico dell’uomo, un simpatico cagnolino, che vi terrà sempre compagnia nei vostri lunghi viaggi. Una creatura splendidamente animata, e che rende l’esplorazione meno solitaria, più vivace, ma soprattutto utile, in quanto il vostro compagno a quattro zampe fiuterà tesori e oggetti sepolti.
Un’introduzione felice che ai fini del gameplay puro porta poche innovazioni, ma che rende il tutto più vario e piacevole, vi assicuro che tirare la palla a quel sacco di pulci o rassicurarlo quando si spaventerà all’entrata di un nuovo dungeon vi strapperà più di un sorriso. L’interazione non è limitata solamente al vostro cane, ma è estesa anche a tutta la popolazione di Albion.
Estremamente interessante il poter volgere a proprio favore l’opinione di una persona su di voi, per poter ricevere un regalo o, perché no, metter su famiglia. Ma pian piano il tutto diviene troppo meccanico, diventare simpatico di una persona diventa fin troppo facile, basta un balletto e un peto (sì avete capito bene un peto, e non è l’unica flatulenza disponibile) e il dono è assicurato.
Promesse mantenute?
Il mondo sì cambia intorno a voi, ma non aspettatevi i miracoli promessi, ancora una volta, da papà Moulinex. Le scelte son sostanzialmente bivi, alcuni meno evidenti, ma comunque sempre ben tangibili e che non regala chissà quali conseguenze se non puramente visive o al massimo permettendo o no l’accesso a determinate missioni. La storia principale è lineare, forse anche un po’ banale e cortina dicendola tutta, con la possibilità di finali alternativi, ma anche qui con una scelta a bivi ben visibile. Per fortuna vengono in aiuto le missioni secondarie, molte cariche di humor nero britannico fino al midollo, che sono in sostanza la vera anima del gioco, anche se non raggiungono la mole del re dei GDR puri, ovvero Oblivion. In più se volete racimolare un po’ di grana potrete sempre svolgere qualche lavoro. La scelta è abbastanza varia, ma la maggior parte consistono nel premere il pulsante A al momento giusto, diventando ripetitivo e noioso alla lunga; si preferisce di solito far tanto danaro comprando gli immobili (si possono comprare quasi tutti) e investendo in essi, affittandoli o modificando i prezzi nel caso di un negozio o locanda. Il sistema economico si rivela una colonna portante, ben strutturato con ondate di svendite e sconti a seconda del livello domanda-offerta, ma che poteva essere sfruttato e approfondito molto di più.
In battaglia
Il Gameplay è stato semplificato rispetto al primo, e devo ammettere che è incredibilmente divertente e funzionale nella sua semplicità: avremo infatti tre tasti in combattimento, il tasto X per le armi da mischia, Y per Armi da Tiro e B per caricare gli incantesimi. I combattimenti si rivelano dunque frenetici e divertenti, ma forse troppo facili. Non per il sistema di controllo, che anzi funziona più che egregiamente, ma per l’impossibilità di morire. Proprio così. In Fable II è impossibile morire, scelta discutibile forse attuata per venire incontro a tutti e per rendere il gioco un vero e proprio viaggio, ma che non riesco ad approvare a pieno. In più la crescita del personaggio è troppo superficiale, ritrovandosi in poco tempo con un Eroe fortissimo e quasi invincibile; le tre aree di crescita, che sono Forza, Abilità e Volontà, hanno infatti 5 livelli di crescita, e arrivare al quinto è alquanto facile.
Grafica
Graficamente il gioco è uno spettacolo visivo, dettagli ben curati e palette cromatica scelta con cura; effetti visivi come la luce e il riverbero del sole contribuiscono a dare al gioco un’atmosfera fiabesca e dimostrano la cura che i ragazzi della Lionhead hanno riposto in questo titolo. Personalmente parlando ho riscontrato qualche rallentamento di troppo, non solo nelle scene più concitate ma anche nell’uscita dal menù o all’interno di questo, con leggeri freeze di qualche istante. Bug qua e là son presenti nel gioco, come ogni gioco abbastanza grande come questo, ma comunque niente di preoccupante e che non mina la qualità e l’esperienza di gioco.
Conclusione
Forse Peter Moulinex ha nuovamente alzato troppo il tiro, e forse diciamolo, anche tutto l’hype che si è creato attorno a questo titolo non ha fatto che minare la comunque ottima qualità del titolo. Perché Fable II è comunque un titolo che ti prende, un Action-RPG che tratta a modo suo la creazione e crescita del personaggio. Che ci porta in un mondo comunque vivo e abbastanza libero,vogliamo crearci una famiglia o essere bigami o sacrificare la nostra consorte alle Ombre? Possiamo farlo, anche se queste scelte non avranno ripercussioni tangibili sul gameplay, forse nel nostro aspetto che diventerà più cupo o luminoso. Di certo è un gioco che nella sua semplicità ha anche il suo maggior pregio, l’esplorazione è a livelli più che buoni, anche se non eccelsi. Il fattore rigiocabilità è più che alto, con la curiosità , ad esempio, di come sarebbe cambiata la città vecchia di Bowerstone se non avessimo aiutato lo sceriffo. Aggiungiamo i molti segreti da scoprire, un doppiaggio italiano a ottimi livelli e abbiamo un gioco che non può mancare nella ludoteca di un possessore dell’ Xbox 360. Un gioco da gustare con tranquillità, senza troppi pregiudizi e guardando un po’ con tenerezza alle parole di quel mattacchione, e comunque geniale, creatore della saga che è Peter Moulinex.
Voto: 9
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